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Campobasso e la prestigiosa galleria a cielo aperto che le sta cambiando i connotati

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Le forme dei maggiori street artist internazionali trasformano quartieri anonimi in aree da vernissage

Campobasso si sta trasformando lentamente in una galleria urbana realizzata da firme della più prestigiosa street art. Decorare muri anomini e piuttosto grigi con forme, colori, idee ed emozioni significa rivitalizzare zone passate col tempo in secondo piano.

A Campobasso l’avventura dei murales ha preso il via da oltre 15 anni ormai e continua a vivere tra le case di alcuni quartieri una volta definiti ‘quartieri dormitorio’, tra Vazzieri e San Giovanni dei Gelsi ma non solo.

Peeta Campobasso
Peeta Campobasso

E’ Antonella Palladino a firmare un articolo sull’Art Tribune (https://www.artribune.com/arti-visive/street-urban-art/2020/01/la-citta-che-parla-attraverso-i-muri-storia-e-gallery-dei-murales-di-campobasso/) e a raccontare come il capoluogo dell’anonimo e silenzioso Molise stia ospitando opere che meritano davvero un viaggio da queste parti.

E’ Blu con un murale minacciato di censura ad aprire nel 2011 una kermesse permanente che, soprattutto sul web è esplosa con la diffusione del murale di Peeta (http://colibrimagazine.it/cultura-e-spettacolo/campobasso-murales-peeta-20-piu-belli-del-mondo/) Ma non solo. “La periferia monotona – leggiamo su Artribune – ospita ancora una volta opere scomode come “It’s Not a Game” di MACS, finito invece nella classifica mondiale di Widewalls del 2017. Vladimir Putin, Kim Jong-un, Donald Trump e un militante dell’Isis, riuniti per una partita a Risiko si giocano in realtà il mondo. E ancora opere di Vesod, Made 514, Milu Correch, con il suo inquietante murale, sorprendono il visitatore che si aggira tra anonimi palazzi”.

Come a Civitacampomarano, piccolo comune del basso Molise ormai noto per il suo festival estivo Cvtà Street Fest (https://www.cvtastreetfest.it/) firmato da Alice Pasquini, anchenel capoluogo le attività creative non si fermano mai. “Gli interventi dell’ultimo anno – leggiamo ancora sull’Artribune – sono quelli del torinese Joys con il suo studio sul Lettering e quelli nel vecchio quartiere Fontana Vecchia. Andrea Ravo Mattoni e Luis Gomez De Teran hanno realizzato altre due eccezionali opere. Corpus Homini di Gomez   invade le pareti cieche di due palazzi mostrando delle mani trafitte da chiodi, fuoriuscendo così dal limite bidimensionale. Ad essere rievocati stavolta non solo Caravaggio, ma anche le ferite di Gina Pane e i tagli di Fontana.  Di seguito una sequenza di foto dei lavori degli ultimi tre anni realizzati da Ravo Mattoni, Gomez, Joys, Reser, Milu Correch, Macs, Vesod, Made 514. ”.

Dietro tutta l’operazione c’è l’associazione Malatesta di Campobasso, che da qualche decina d’anni continua, non senza ostacoli, a promuovere il bello di una città da vivere anche all’esterno.

Non c’è molto da dire. Bisogna guardare da vicino. Per capire occorre osservare  a minima distanza queste opere e lasciarsi trasportare dalle emozioni eccezionali che sanno trasmettere. Ecco un altro motivo per raggiungere il Molise, da aggiungere a quelli già citati dal New York Times che qualche giorno fa ha inserito il Molise tra le mete turistiche internazionali.

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